Matteo ed io eravamo in viaggio in Sud America quando abbiamo incontrato Seiya in Ecuador lo scorso marzo 2025. Lei era in viaggio da sola da qualche mese e da lì in poi non ci siamo più lasciati, condividendo ben 4 mesi di viaggio, dall’Ecuador attraverso il Perù fino alla Bolivia. Il suo sorriso immancabile e la sua energia positiva è stata per noi una ventata d’aria fresca e un dono.

Giovane donna coraggiosa, è per noi un grande esempio di viaggiatrice, oltre che di persona amica. Per questo le abbiamo fatto una piccola intervista in cui ci parla della sua storia e delle sue esperienze trasformative di viaggio. Buona lettura 😉

Come ti chiami, quanti anni hai e da dove vieni?

Mi chiamo Seiya, sono una ragazza di 26 anni di origini italo-giapponesi. Mio padre è italiano e mia madre giapponese, ma io sono nata e cresciuta in Italia, precisamente a Belluno.

Quando hai iniziato a viaggiare da sola?

La prima volta che sono uscita totalmente dalla mia comfort zone per un viaggio da sola in un altro paese è stato nel febbraio del 2022.
Avevo da qualche mese terminato l’università e non avevo idea di che strada intraprendere. Per questo mi sono concessa di prendermi del tempo per capire cosa mi sarebbe piaciuto fare e sono andata a fare la ragazza alla pari a Siviglia, in Spagna.
Dovevo rimanerci 3-4 mesi, ma poi trovando lavoro ci sono rimasta un anno e mezzo. È stata una sfida molto grande per me che sono sempre stata timida, introversa e dipendente dagli altri. Ho dovuto ricominciare da zero la mia vita perché non conoscevo davvero nessuno a Siviglia. Questo però mi ha permesso di intraprendere con più facilità il mio primo viaggio vero e proprio in solitaria.
Realizzare che ero riuscita a ricrearmi una routine, fare nuove amicizie, trovare un lavoro, essere serena, ecc. da sola mi ha dato la spinta per dire: “sì, posso fare un viaggio da sola nel sud-est asiatico” e così sono partita con un biglietto di sola andata a ottobre del 2023.
viaggio da sola asia

Perchè viaggi da sola?

La risposta a questa domanda è cambiata molto negli ultimi mesi.
Fino a poco tempo fa avrei detto che viaggio da sola per due motivi principali.
Il primo è che credevo che nessuno intorno a me avesse lo stesso entusiasmo per i viaggi e, allo stesso tempo, la disponibilità a rinunciare alla stabilità. Molti amici hanno altre priorità: università, carriera, risparmi, una casa, una macchina. Tutte scelte giustissime, semplicemente diverse dalle mie. Io lavoro per un periodo e poi uso quei soldi per viaggiare, consapevole che potrei tornare a casa con 50 euro sul conto, ma con il cuore pieno di ricordi.
Il secondo motivo è la libertà. Viaggiare da sola significa decidere tutto: quando svegliarti, cosa fare, dove andare, quanto restare, quanto spendere, cosa mangiare. È una libertà decisionale enorme, che ti permette di ascoltare solo te stessa, i tuoi desideri e i tuoi bisogni. Per molto tempo ho pensato che condividere un viaggio avrebbe significato rinunciare a tutto questo.
Oggi, guardandomi indietro, vorrei dare un grande abbraccio a quella Seiya. Credevo ingenuamente che non potesse esistere qualcuno simile a me, con gli stessi valori, la stessa fame di vita, la stessa luce negli occhi. E sbagliavo anche pensando che un viaggio condiviso fosse meno intenso o meno liberatorio. In realtà si è rivelato tutto duplicato.

Quale paese ti è rimasto nel cuore e perché?

È una domanda difficilissima. Ogni paese mi ha regalato qualcosa di unico. Amo l’Indonesia, la Bolivia, la Colombia, le Filippine… in realtà tutti i paesi che ho visitato. Forse Taiwan è stato l’unico che non mi ha fatto impazzire, ma credo dipendesse più da me e dal momento che stavo vivendo.
Nonostante questo, i paesi che mi vengono subito in mente sono quelli che ho condiviso con qualcuno. Laos e Perù, in particolare. In entrambi i casi li ho attraversati con persone che, senza saperlo, hanno accompagnato un profondo cambiamento interiore dentro di me. Oltre ad essere paesi incredibili dal punto di vista paesaggistico, sono legati a una crescita personale intensa.
In Laos Daniele e in Perù Matteo e Simona sono stati una spinta importante: mi hanno ispirata, fatta rallentare, riflettere e, soprattutto, volermi più bene. Credo che un paese ti resti nel cuore anche per questo: perché lo associ a qualcosa di trasformativo.
machu picchu perù
E poi devo assolutamente nominare l’Indonesia. È stata “la prima volta” in tutto: il primo viaggio da sola, il primo ristorante da sola, il primo motorino, il primo ostello circondata da sconosciuti, la prima volta a fare surf (senza saper nuotare). Per me, che non mi sono mai sentita abbastanza, l’Indonesia è stato il paese che mi ha fatto capire quanto in realtà fossi forte.

Quale paesaggio ti ha emozionata di più?

Il paesaggio che mi ha emozionata di più è stato l’Amazzonia. Un misto di stupore e incredulità mi hanno accompagnato in quei 10 giorni in cui ho fatto volontariato in mezzo alla selva in Ecuador. Sai quando dici “chissà se vedrò mai quel determinato posto…” e poi ti ritrovi lì e ti rendi conto di dove sei arrivato?
Mi guardavo intorno e mi venivano gli occhi lucidi.
amazzonia ecuador
Al secondo posto i paesaggi che ho visto sott’acqua in Indonesia… vale? Le immersioni che ho fatto lì sono state qualcosa di indimenticabile.
Al terzo posto vorrei mettere troppe cose: Machu Picchu, Salar de Uyuni, La Pampa, Pallay Punchu… non basta una lista per nominarli tutti.

Quale incontro speciale ti ha colpita?

Tante persone che ho incontrato nel viaggio mi sono rimaste nel cuore. Pensare a una in particolare è davvero difficile. In generale sono rimasta molto colpita dall’altruismo e dalla generosità che ho trovato viaggiando. Ogni persona con un sorriso, un racconto, una condivisione, un pensierino inaspettato mi ha fatto amare ancora di più questa vita.
Se devo pensare a un incontro in particolare, mi viene in mente un ragazzo conosciuto in Colombia. Ci siamo ritrovati a parlare della nostra vita e nello specifico del nostro passato. Lui cresciuto in una zona non bella della Colombia tra droga, delinquenza, armi, fughe da casa, una famiglia che non lo voleva. Io alla sua stessa età avevo l’unica preoccupazione cosa sarebbe successo nella puntata del Mondo di Patty di quel giorno. Eppure avevamo la stessa età, e lui rincorreva camion per montarci sopra di nascosto e andare più lontano possibile da casa, senza un soldo in tasca mentre io avevo la tavola calda e una famiglia che veniva a rimboccarmi le coperte prima di andare a dormire. Eppure in quel momento, lì su un’isola colombiana, a bere una birra e guardare lo stesso mare, eravamo incredibilmente simili: solari, grati, pieni di entusiasmo per la vita. Quella sera sono andata a dormire con un peso allo stomaco. Non so se sia stato l’incontro più speciale, ma sicuramente è stato il confronto più forte e più reale.

Te lo chiederanno in molti, non hai paura a viaggiare da sola?

No, viaggiare da sola non mi fa paura, tranne quando sto male di salute. Lì si, anche per 2 linee di febbre mi metto a piangere perché vorrei solo aver qualcuno che si prenda cura di me.
Però ritornando al discorso di prima, no per come viaggio io non mi fa paura. Mi fa molta più paura l’idea di una vita che non sento mia: un ufficio dalle 8 alle 17 e una routine che non mi rappresenta 🙂
Detto questo, sono consapevole di viaggiare in modo “standard”. Ci sono ragazze che fanno autostop o couchsurfing, e le ammiro tantissimo, ma io non mi sentirei a mio agio. La mia paura più grande è sentirmi intrappolata in una situazione di disagio senza riuscire a far valere i miei limiti. È qualcosa su cui sto lavorando.

Ti è mai capitata una situazione spiacevole nel tuo viaggio da sola? Come l’ hai affrontata?

Di situazioni spiacevoli ne succedono spesso, ma sono cose piccole se dai loro il peso giusto. L’unica situazione davvero spiacevole che mi è successa è stata con un ragazzo che si è offerto di darmi un passaggio. Non dirò dove ero perché non voglio creare un pregiudizio verso un popolo e un paese che ho amato. È una cosa che purtroppo poteva succedere ovunque. Purtroppo mi sono fidata della persona sbagliata quel giorno, pensavo che volesse farmi una gentilezza perché succede spesso che sia così. E invece con la scusa che doveva andare al bagno siamo scesi dalla moto e ha iniziato a toccarmi.
In quel momento mi sono congelata e poi sono scoppiata in un pianto oserei dire disperato. Sicuramente il giorno più difficile per me in viaggio (e anche quelli seguenti). Ma non ho voluto smettere di fidarmi della bontà della gente.

Qual è l’ esperienza più trasformativa che hai vissuto in viaggio da sola?

Anche qui, non mi viene in mente qualcosa nel concreto. Ogni giorno in viaggio è stato un lavoro lento e profondo su me stessa: togliere convinzioni che non mi appartenevano più e piantarne di nuove.
La mia trasformazione più grande forse è avvenuta quando ho accettato di accogliere una persona nella mia vita, il mio attuale ragazzo. Diciamo che, oltre a livello di viaggio (che cambia se sei da solo o in coppia), questo mi ha portato ad una trasformazione e crescita personale molto importante. All’inizio è stato difficile, per via delle mie paure e convinzioni (che si sono rivelate sbagliate), ma anche questo bellissimo cambiamento è stato il risultato di tutto il lavoro fatto su me stessa lungo il cammino.

Quale messaggio daresti ad una ragazza che vuole iniziare a viaggiare da sola?

Fallo, la vita è troppo breve per non fare quello che ti rende felice e troppo lunga per fare quello che non ti ripaga. Buttati!
Il passo più difficile è comprare quel biglietto, poi è tutta in discesa. Incontrerai persone meravigliose, paesaggi indimenticabili, esperienze irripetibili che ti faranno pensare “menomale che ho preso coraggio”.
Come dice una frase spagnola che ho letto in Colombia “que no se te pase la vida planeando otra”.
huayna potosi bolivia

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Simona e Matteo