Vivere in Belgio: le 5 cose che ho amato di più

1- Birra e cioccolato

Prima di trasferirmi in Belgio non bevevo birra e ignoravo vi fosse un altro Paese produttore di cioccolato oltre alla Svizzera. Quindi per mia grande sorpresa quando sono approdata nel Paese ho iniziato a vedere numerose vetrine della città addobbate con cascate di cioccolata fusa e veri e propri negozi dedicati alla vendita del cioccolato (vedi Neuhaus o Godiva per citarne solo alcuni tra i più commerciali). Mi ci è voluto poco per prendere l’abitudine di comprare qualche cioccolatino fresco da portare in ufficio e condividere con le mie colleghe. Allo stesso modo, sono stata iniziata alla birra che fino ad allora non mi aveva mai entusiasmata. Ma dopo aver assaggiato le birre trappiste (trattasi di birre artigianali prodotte tradizionalmente in antichi monasteri) mi sono dovuta ricredere. Lo sapevate che in Belgio vi sono più di 1500 varietà di birra?

2- Atmosfera internazionale

il primo anno che ho vissuto in campagna ovviamente ho fatto una full immersion nella vita belga e incontrato ben pochi “foresti” ma una volta trasferita a Bruxelles ho potuto subito apprezzare l’atmosfera fortemente internazionale, agevolata dalla presenza di molte persone (stagisti e lavoratori) che vivono in questa città in quanto rappresenta il centro dell’Unione Europea. Quindi nonostante Bruxelles in fondo sia piuttosto piccola come città se paragonata ad altre grandi metropoli, vanta un clima fortemente internazionale e piacevole.

3- Esperienza in ambito UE

Per una pivella appena laureata com’ero io all’epoca (ormai 12 anni fa), trovarsi catapultata in una capitale internazionale per un tirocinio a stretto contatto con le Istituzioni Europee devo ammettere è stata un’esperienza molto formativa e che mi ha aperto gli occhi su come gira il mondo lassù, il che mi è tornato utile tante volte nel corso della mia vita. E poi diciamolo, il partecipare a conferenze al Parlamento Europeo divertendosi ad ascoltare le traduzioni in cuffia in tutte le lingue possibili, mangiare alla mensa accanto a ministri internazionali (peraltro alla modica cifra di 6 euro!) e osservare la Commissione dalla finestra del proprio ufficio, mi ha dato un certo senso di importanza 🙂

4- I Belgi

Devo dire che a me i Belgi stanno molto simpatici. Mi son sempre piaciuti, forse perché fin da piccola ho frequentato una famiglia cari amici dei miei genitori. Ma dopo la mia esperienza nel Paese, non posso che confermare che sono persone molto alla mano e generose, un po’ pazzerelle a volte, ma divertenti, conservo degli ottimi ricordi.

5- Cittadine belga

Sono una forte sostenitrice che Bruges, Antwerp, Gant non hanno nulla da invidiare alla più inflazionata Amsterdam. Ogni weekend con gli amici prendevamo la macchina alla volta di una nuova cittadina da scoprire e sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla bellezza di questi luoghi sconosciuti ai più. Certo non ci sono i coffee shop, che forse sono una delle principali attrattive della rivale olandese, in fondo più dell’architettura e dei caratteristici canali che invece possiamo ritrovare anche nelle cittadine belga.

Vivere in Belgio: le 5 cose che non mi sono piaciute

1- Il Clima

L’ho già detto che sono meteoropatica? Bene, per chi come me soffre l’influenza del clima e condizioni atmosferiche il Belgio è sicuramente sconsigliato 🙂 A differenza delle isole tipo Gran Bretagna e Irlanda dove è vero che piove spesso ma passa anche in fretta, il mio ricordo del Belgio sono lunghe giornate grigie con nuvole basse che un po’ ti pesano sopra la testa. In aggiunta, essendo già ad una buona latitudine a nord, le ore di luce sono fortemente ridotte quindi nel weekend si innescava una vera e propria “caccia al sole” nelle ore “calde”, tra le 11 e le 14, per potersi guadagnare un posto in “terrazza”, vale a dire all’aperto.

2- Cibo

Moules-frites, birra, gauffres, cioccolato sono tutti prodotti belgi eccellenti ma la varietà del cibo, soprattutto se paragonata a quella regionale italiana, non può reggere il confronto, quindi dopo un anno a vivere in campagna con una dieta prevalentemente di carne e patate, e un secondo anno a Bruxelles con poca offerta aggiuntiva, il mio stomaco ha iniziato a reclamare con forza la cucina italiana 🙂

3- Ricambio ogni mesi

Eggià perché quando si vive a Bruxelles ci si rende conto che da un momento all’altro alcune persone non ci sono più! Infatti, sono in molti ad abitare lì per la durata di uno stage o tirocinio, spesso legato alle Istituzioni Europee, e quindi ogni 6 mesi c’è chi parte e chi arriva. Da una parte divertente incontrare sempre persone nuove ma, come potrete immaginare, difficile in questo modo instaurare relazioni durature.

4- Vallonia vs Fiandre

La rivalità tra le due regioni (la parte francofona della Vallonia e la parte fiamminga delle Fiandre) non è molto piacevole e crea anche qualche scompiglio se si pensa che molti valloni non parlano il fiammingo e molti fiamminghi si rifiutano di parlare il francese, sebbene spesso lo sappiano. L’impressione è stata che i fiamminghi snobbano un po’ i valloni e vorrebbero rendersi indipendenti da loro. Storia risaputa anche in molti altri paesi, compreso il nostro, quindi nulla di nuovo sotto il sole, semplicemente è un peccato vedere questa rivalità all’interno dello stesso popolo.

5- Occhio al doppio nome 🙂

Sempre a causa della sopracitata rivalità vi è anche un problema legato alla lingua. Quel che è destabilizzante per un visitatore sono banalmente i nomi dei posti in doppia lingua francese/fiammingo! A volte intuibili come Gant / Gent, Bruges / Brugge ma quando appena varcato il confine Tournai scompare dai cartelli stradali o dalle intestazioni dei bus e si trasforma in Doornik diventa difficile raccapezzarsi 😉