La Colombia è stata un viaggio trasformativo per tanti aspetti. Ci ha messo alla prova fin dal primo giorno. 

Sarà che è inevitabile provare una certa diffidenza a causa dei forti pregiudizi in termini di sicurezza. E proprio per questo forse è stato il paese perfetto per me per lavorare sull’emozione che più mi caratterizza: la paura.

Certo non sono mancate anche le disavventure, che ancora di più ci hanno permesso di elaborare pregiudizi e paure antiche. Ma spesso proprio dalle difficoltà si traggono i maggiori insegnamenti. 

No, per fortuna non ci è mai capitato in 3 mesi di viaggio in Colombia di essere vittime di aggressioni o rapine. Abbiamo incontrato qualche viaggiatore che sfortunatamente si è trovato in queste spiacevoli situazioni ma, onestamente, non più di quanto non possa capitare in qualsiasi altro luogo, Italia inclusa.

Di disavventure in viaggio ce ne sono state tante e di svariato tipo, dai tentativi disastrosi di autostop (abbiamo capito che in Colombia non funziona), a stanze piene di umidità da non riuscire a respirare, fino a cacche di cane nella doccia.
Altre poi sono state vere e proprie sfide con un filo comune: l’emozione della paura. 

Ecco quello che abbiamo imparato durante il nostro viaggio in Colombia.

Il risveglio di paure antiche

Scegliere opzioni super economiche a volte può farti capitare in situazioni spiacevoli come quella che abbiamo vissuto presso un ostello a Bogotà. Che poi noi a Bogotà nemmeno volevamo andarci ma è stato inevitabile a causa di connessioni con i trasporti che ci permettessero di visitare due luoghi che sono rientrati nella nostra top 8 (li trovi tutti in questo articolo).

L’ ostello di per sé non aveva propriamente una “good vibe”, con molte persone che fumavano erba da mattina a sera e una camerata in cui dormivamo in circa 20 persone in una specie di loculi, il tetto da cui filtrava acqua e un unico bagno condiviso in cui mancava la luce (in compenso c’era una presa elettrica scoperta e penzolante nella doccia).

Ma a parte tutto ciò, una notte, poco dopo che avevo salutato Matteo per salire nel mio loculo, due ragazze accanto a me iniziano a tossire.
Da lì a poco sento pizzicare fortissimo la gola come se mi mancasse l’aria.
Tossisco anche io in maniera incontrollata e allo stesso tempo inizia anche Matteo.

Ci alziamo di colpo spaventati pensando che possa essere una fuga di gas. Insieme ad altre tre persone della camerata, corriamo fuori dalla stanza e ci rechiamo in reception spiegando la situazione e chiedendo di spostarci di camera. 

Non abbiamo mai capito cosa fosse, le supposizioni spaziavano da gente che fumava cocaina a spray al peperoncino (che poi chissà con quale motivazione di notte in una stanza di ostello).
Fatto sta che dopo essere scesi al piano terra Matteo ha avuto una reazione molto forte, con tremori e sensazione di soffocare, che abbiamo poi ricondotto a memorie di vite passate in cui pare sia morto soffocato. Per fortuna dopo una mezz’oretta è riuscito a calmarsi però Wow, che esperienza e che spavento! 

Il corpo che purifica la paura

Pronti, attenti, via, dopo solo 2 settimane di viaggio mi ammalo, con una febbre bella tosta e sintomi influenzali che mi hanno messa KO. Dolori alle ossa, mal di testa, mal di gola, tosse. Io che difficilmente mi ammalo e che ancora meno amo prendere medicine. 

Procedo quindi con i miei rimedi naturali: olio essenziale di origano e tea tree oil per la febbre e mal di gola, olio essenziale di lavanda per massaggiare schiena e tempie per alleviare i dolori, decotti di rosmarino, zenzero e miele per la tosse.

Dopo 2 giorni devastanti sono stata assalita da un po’ di paura che potesse essere qualcosa di più grave di una semplice reazione di stanchezza dovuta alle prime due settimane di viaggio molto intense.

Ho provato però a fidarmi dei miei rimedi e ascoltare quello che il mio corpo stava cercando di purificare, ovvero molto probabilmente l’ esperienza vissuta a Bogotà qualche giorno prima (vedi disavventura numero 1). Il corpo non fa mai nulla di insensato. Gli ho così lasciato il tempo di bruciare tutte quelle emozioni e nel giro di 4 giorni sono stata bene.
Però ho riflettuto su quanto l’emozione della paura possa generare anche reazioni fisiche e quanto io mi possa fidare del mio intuito anziché farmi dominare da timori generati dalle credenze.

La paura che protegge

Durante il nostro volontariato presso una fattoria a San Agustin, nel sud della Colombia, ci è capitato di svolgere varie mansioni, tra cui Matteo ha lavorato molto tagliando alberi e rami con la motosega visto che è un’attività che svolge anche quando è a casa. 

Un giorno però, per velocizzare il lavoro, mi ha chiesto di aiutarlo tenendo dei rami che doveva tagliare in pezzi più piccoli. 

È bastato un attimo in cui la motosega si è inceppata ed ha tirato indietro il ramo che stavo tenendo. Ho sentito che mi aveva toccato la punta del pollice ma avevo troppa paura per guardare. 

Avevo i guanti per fortuna e vedevo solo che si erano aperti sul pollice destro. Con lo sguardo vacuo ho guardato Matteo dicendogli che mi son tagliata, poi mi sono diretta verso la nostra cabaña per mettere il dito sotto l’acqua. 

Togliendo il guanto ho visto che stava uscendo tanto sangue ma, siccome la vista del sangue mi impressiona, ho lasciato che fosse Matteo ad accertarsi della situazione del mio dito. 

Per fortuna non era una ferita profonda ma solo si era scappellato il polpastrello. 

In un attimo di lucidità ho avuto la prontezza di chiedergli di mettermi un po’ del dentifricio che facciamo noi stessi con argilla, bicarbonato e menta. Ho scoperto il potere cicatrizzante dell’argilla in un altro piccolo incidente qualche anno fa in cui mi ero tagliata e la mia amica Francy mi aveva curato mettendomene una spolverata sul dito. 

E infatti anche questa volta ha funzionato! Dopo aver disinfettato con un po’ di olio essenziale di lavanda, l’ argilla in pochi giorni ha chiuso e rimarginato la ferita. 

disavventure in viaggio

Lezione? Sicuramente non aiutare più Matteo quando usa la motosega 🙂 

Scherzando abbiamo riconosciuto in questo accadimento un desiderio inconscio di Matteo di ridurre il mio fuoco maschile (ogni dito infatti nella tradizione yogica è associato ad un elemento e il pollice rappresenta il fuoco) visto che in questo periodo era un po’ insofferente per la mia eccessiva fermezza e energia maschile. 

A parte gli scherzi, abbiamo imparato che a volte la paura può difenderci da pericoli reali e di prestare attenzione anche quando si pensa di saper maneggiare attrezzatura potenzialmente pericolosa. 

Paura da memorie uterine 

Per me che soffro da sempre di cortisolo alto e vivo in modalità allerta, la Colombia è stata una bella sfida, non tanto durante il giorno, ma di notte.  Ogni rumore era un’occasione per svegliarmi e rimanere vigile. 

Complice anche la spiacente disavventura che abbiamo vissuto un paio di anni fa durante il nostro viaggio in Sri Lanka in cui qualcuno ha provato ad entrarci in camera mentre dormivamo. A dimostrazione che queste cose possono accadere anche nel luogo che puoi ritenere più sicuro, come un paese pacifico quale è lo Sri Lanka! 

Ma anche in quel caso avevamo qualcosa da imparare che è stato subito palese, ovvero la reazione “maschile” (intesa come energia di sicurezza e protezione) che ha avuto Matteo.

Ma torniamo alla Colombia. Perché ero così iperattiva e impaurita durante la notte?

Per me è stato piuttosto palese che questa paura derivasse da memorie uterine (impronte che si tramandano al bimbo mentre è nel grembo materno).
Mia madre, nel corso della sua vita, è stata infatti più volte aggredita e persino molestata proprio durante la notte. Questa paura è stata così trasmessa inconsciamente a me. 

Anche questa volta la presenza di Matteo è stata fondamentale per me per sciogliere poco a poco questa paura antica riuscendo a dormire sonni tranquilli.

La paura mi ha accompagnata anche in tante altre situazioni e modalità diverse. 

Cominciando dalla paura stessa del viaggio, di lasciare un lavoro che rendeva bene, di partire senza un programma preciso.

La paura di non riuscire a comunicare visto che non parlavo lo spagnolo, eppure dopo solo un mese e mezzo mi sono buttata ed ora capisco tutto e parlo anche di temi complessi.

La paura di non poter affrontare lunghi viaggi in bus su strade dissestate e piene di curve, io che da sempre soffro l’auto ed ora invece sono una veterana di viaggi infiniti della speranza.

La paura che il mio corpo non ce la facesse a reggere i ritmi del viaggio, i trekking ad alta quota fino a toccare i 5000 metri slm, e invece mi ha mostrato che il limite è solo nella mia testa.

La paura, come ogni emozione, non è né positiva né negativa. Può salvarci in situazioni di reale pericolo, oppure impedirci di vivere a pieno se diventa un pensiero limitante basato solo su supposizioni.

Per fortuna la Colombia non è stata solo teatro di disavventure ma ci ha regalato anche diversi motivi per sorridere e riempire il cuore di gioia. 

In questo articolo vi raccontiamo le esperienze trasformative che abbiamo vissuto in 3 mesi di viaggio in Colombia.