Scegliere cosa vedere in Colombia in due mesi (che poi sono diventati tre) non è stato semplice perché il paese è piuttosto esteso e i trasporti via terra non sempre ben collegati e rapidi.
Come spesso facciamo, non avevamo tracciato un itinerario prima di partire sperando di affidarci alle informazioni trovate in loco.
Quel che eravamo certi però è che volevamo partire da Medellin, così abbiamo trovato un volo piuttosto economico Venezia-Madrid-Medellin con Avianca, la compagnia nazionale colombiana.
Inizialmente avevamo in mente di stare in Colombia circa due mesi ma si sa, il viaggio è pieno di imprevisti, quindi abbiamo più volte modificato il nostro itinerario.
In totale abbiamo trascorso tre mesi in Colombia (di cui uno però a San Agustin per un volontariato). Abbiamo racchiuso tutte le info pratiche e curiosità in questo articolo.
Qui invece vogliamo parlarvi di cosa vedere in Colombia.
- San Andres: le più belle spiagge della Colombia
- Medellin e la Comuna 13
- Eje Cafetero: Jardín e Valle del Cocora
- La cattedrale di sale di Zipaquira
- Laguna Guatavita e la leggenda del El Dorado
- Le comunità indigene Kogui
- Il Parco Archeologico di San Agustin
- Santuario de Las Lajas
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San Andres: le più belle spiagge della Colombia
San Andres non era nei nostri piani, ma dopo la delusione del mare nella costa del Caribe colombiano (siamo stati tra Santa Marta, Taganga e Palomino) abbiamo deciso di prendere un aereo e volare dove eravamo sicuri di trovare le spiagge più belle della Colombia.
Indecisi se stare 4 o 6 giorni abbiamo preferito stare più tempo visto che non sapevamo quando avremmo rivisto nuovamente il mare.
Cosa vedere a San Andres in 6 giorni

Una delle cose da fare a San Andres è senza dubbio l’escursione a Johnny Cay, un’isoletta privata a poco meno di un’ora di barca di fronte alla costa nord di San Andres. E’ riserva naturale e seasphere UNESCO.
Sebbene sia una meta molto turistica ne vale la pena perché il mare è eccezionale (non per altro si chiama il Mare dei 7 colori) con spiagge bianche e acqua cristallina, molto bello per fare snorkeling, anche se un po ‘ mosso.
Puoi scegliere un tour di mezza giornata in cui rimani solo sull’isola oppure il più popolare (come abbiamo fatto noi) di giornata intera in cui visiti anche l’Acuario, ovvero un’altra micro isoletta in cui realmente sembra di stare in un acquario, sia per il colore dell’acqua super trasparente che per la quantità di pesci!
Ahimé è super invasa da turisti e le compagnie di tour non sempre mantengono un comportamento etico. Per esempio ci è capitato di vedere guide che tirano cibo in mare per attirare i pesci o che raccolgono stelle marine dal fondo per farle vedere e toccare ai turisti!
I tour giornalieri per Johnny Cay e Acuario vengono venduti dalle agenzie non meno di 80.000 pesos. Se ti rechi direttamente al porto puoi trovarli a 50.000. Assicurati di avere una maschera e boccaglio 😉
Cosa fare a San Andres: costa est
Per noi le più belle spiagge di San Andres sono state quelle sulla costa est.
Molto meno popolate di quelle della costa nord, soleggiate e con mare calmo la mattina (essendo rivolte ad est appunto).
Una delle attività preferite dei turisti è noleggiare dei buggy per girare l’isola. Noi abbiamo preferito spostarci con i bus locali. Esistono 3 diverse linee che fanno il giro del perimetro a seconda del lato in cui vuoi andare. Le spiagge più belle della costa est di San Andres sono San Luis e Playa Mateo.

Cosa fare a San Andres: costa ovest
La costa ovest è completamente differente dal resto dell’isola in quanto non ha sabbia ma solo scogli. E’ il luogo ideale dove ammirare il tramonto.
E’ comunque possibile nuotare in mare ma essendo più selvaggia e non attrezzata, è suggeribile utilizzare scarpe in gomma da scoglio o scarpe da tennis. Persino io che sono abituata agli scogli della Liguria non sono riuscita a camminare qui a piedi nudi.
Una delle spiagge (o meglio caletta) che abbiamo trovato a San Andres è la Piscinita, una caletta a pochi passi dai parchi attrazione a pagamento West View dove puoi buttarti in mare dai trampolini. Questa piscina naturale è gratuita e decisamente più tranquilla.
Tieni presente che non è attrezzata (non ci sono scalette per entrare/uscire) e non c’è spazio per sdraiarsi quindi è una tappa per farsi una nuotata e godere dell’acqua blu che ricorda molto il mare della Liguria vicino casa 🙂

Cosa fare a San Andres: costa sud
Onestamente la costa sud non offre granché visto che non ci sono spiagge accessibili.
Viene pubblicizzato un blowhole (soffione), ovvero una rientranza in cui il mare si incanala e poi viene soffiato verso l’alto, ma onestamente nulla di eccezionale.
La cosa più carina da vedere è la Calle de Las Palmas, che altro non è che una strada fiancheggiata da palme (come suggerisce il nome). Un luogo molto instagrammato dove anche noi abbiamo ceduto ad una foto di rito.

Quanto costa San Andres?
Ovviamente essendo un’isola nei Caraibi è più costosa rispetto alla terraferma, ma comunque rimane super accessibile se trovi come noi un miniappartamento con cucina. Tieni presente che è richiesta una tassa di accesso di 30 euro (il prezzo sale costantemente quindi puoi controllare QUI.
Questo ticket di ingresso è valido per visitare anche l’isola di Providencia che dicono essere più selvaggia. Per arrivarci però i trasporti sono piuttosto costosi, puoi scegliere tra la barca (che però tutti descrivono come un viaggio della speranza) oppure una mezz’ora di volo.
Medellin e la Comuna 13
Solitamente non siamo grandi amanti delle città però Medellin ci è piaciuta, al punto che ci siamo passati una seconda volta durante il nostro viaggio in Colombia.
La prima volta siamo stati in pieno centro che chiaramente è super caotico, con rumore e musica anche di notte. L’abbiamo trovata piuttosto pulita per essere una grande città sudamericana. A livello di sicurezza beh, rimane pur sempre una città quindi è bene fare un po’ di attenzione.
Cosa vedere a Medellin
Nel centro abbiamo visitato la Plaza Botero dove si possono ammirare 23 sculture dell’artista colombiano Fernando Botero.

E per caso siamo anche finiti dentro al Palacio Nacional perché stavamo cercando riparo dalla pioggia. Al primo piano ti ritrovi praticamente in un centro commerciale ma salendo ai piani superiori invece si trasforma in una galleria espositiva gratuita.
Tra le cose da vedere a Medellin però senza dubbio c’è la Comuna 13, quartiere popolare che è stato per anni teatro di terribili vicissitudini legate alla guerriglia e al narcotraffico, tra cui uno degli eventi più cruenti è stata l’Operacion Orione del 2002.
Dal 2011 per fortuna la situazione è andata migliorando ed è iniziato un processo di rigenerazione. Oggi visitando la Comuna 13 si possono ammirare svariati murales, gruppi di danzatori hip hop e di break dance, e le famose scale mobili (in realtà costruite per agevolare la visita ai turisti visto che le scale originarie sono piuttosto ripide).

Su raccomandazione di un amico abbiamo fatto un tour guidato della Comuna 13 con l’ agenzia Zippy Tour, una delle tante che offrono tour di un paio d’ ore senza un prezzo fisso ma ad offerta (mancia suggerita 35 mila pesos colombiani ovvero circa 7 euro).
Siamo stati super soddisfatti perché Andres, la nostra guida, è nato e cresciuto nella Comuna quindi oltre ad essere preparatissimo su tutta la storia del quartiere, ha potuto raccontarci anche la sua storia personale.
Un altro modo per godere di bellissime viste panoramiche sulla Comuna e sulla città è fare un giro con il MetroCable (linea J) dalla stazione metro di San Javier.
Al rientro da San Andres abbiamo scelto di tornare a Medellin. Questa volta abbiamo scelto di pernottare nel quartiere di Floresta e onestamente sembrava di stare completamente in un’altra città. Floresta è infatti uno dei quartieri più benestanti, molto curato, tranquillo e anche l’ ostello è stato uno dei migliori trovati in tutto il viaggio, super raccomandato: Gaston Coliving.
Il motivo per cui siamo tornati è perché volevamo fortemente visitare il progetto della Fundación Sembradores de la 13, che si occupa di risocializzazione dei bambini e ragazzi della Comuna 13 per tenerli lontani dalla violenza e offrirgli un futuro migliore.
Ve ne parliamo nel dettaglio nel nostro articolo sulle Esperienze trasformative in Colombia.
Eje Cafetero: Jardín e Valle del Cocora
Sapevi che la Colombia è uno dei principali produttori di caffè al mondo? Seconda solo a Brasile e Vietnam. Qui il caffè rappresenta ben il 22% del PIL agricolo.
L’ Eje Cafetero è una delle zone più conosciute dai turisti perché è una delle aree principali di produzione del caffè, riconosciuta dal 2011 patrimonio UNESCO.
Esistono vari paesini caratteristici lungo l’Eje Cafetero, noi ne abbiamo scelti due: Jardìn e Salento.
Jardin è stato uno dei luoghi più belli dove siamo stati. In realtà non si può considerare propriamente parte della strada del caffè essendo localizzata poco più alta in direzione nord ovest.
Sebbene sia turistico comunque si possono fare belle passeggiate in autonomia partendo direttamente dal centro. Lo abbiamo scelto perché volevamo trascorrere il Natale in un luogo tranquillo e famigliare e avevamo trovato un bel ostello con ottime recensioni.
Peccato che il 24 pomeriggio, proprio prima di prendere il bus, ci scrive Pablo dicendo che l’ ostello è chiuso. Dopo uno scambio di messaggi ci propone di stare a casa dei suoi genitori. Ancora meglio! La casa è stupenda, in stile coloniale, e abbiamo una camera tutta per noi. Ci invitano all’ ostello,che scopriamo essere della zia, dove hanno dovuto ospitare tutta la famiglia venuta in visita per le festività. Festeggiamo così la vigilia realmente in famiglia, proprio come avevamo desiderato 🙂
Il giorno dopo con Pablo, la cugina e un altro ospite ci avventuriamo per il trekking delle sette cascate, una più bella dell’altra, anche se il percorso non sempre facile da trovare (neppure con Maps.me). In alcuni punti, verso le ultime due, è abbastanza complicato con discese e salite con corda.

Però per noi è stata una delle cose da fare in Colombia che più ci è piaciuta. Se vuoi terminare con un giro ad anello anziché rifare tutto il percorso a ritroso ti ritroverai (come spesso accade in Latin America) a pagare un pedaggio per attraversare una proprietà privata.
Il percorso completo del trekking delle 7 cascate (Cascada Escalera, Charco El Pato, Cascada del Dragón, Cascada velo do novia, Cascada las tinajas, Cueva de Los Guacharos, Salto del Angel) è di 18 km, a noi per fortuna hanno offerto un passaggio agli ultimi 5 per rientrare in paese 🙂
Ci sono anche altre cascate che si possono visitare. Noi abbiamo preferito una gratuita e meno battuta (Cascada Francia) rispetto alla Cueva del Esplendor che è più turistica, a pagamento e anche più distante dal paese.

Consigliata anche la passeggiata dal centro per il Cristo Rei passando per piantagioni di caffè e banani.
Salento invece è stato il paesino dell’ Eje Cafetero dove ci siamo fermati per trascorrere il Capodanno insieme a due amici incontrati in viaggio: Fran di Gran Canaria, conosciuto nella costa nord, e Cris, anche lei canaria di Tenerife, che era nel nostro stesso ostello a Medellin.
Salento è un centro carino ma molto più turistico e, a differenza di Jardin, tutte le attrazioni sono lontane dal centro quindi devi prenotare un tour o prendere un willy (jeep taxi). L’unica cosa che siamo riusciti a visitare a piedi a pochi chilometri dal centro è il Parco Naturale con la cascada di Santa Rita, molto carina.
Un must tra le cose da vedere a Salento è senza dubbio la Valle del Cocora, dove puoi ammirare un bosco con le palme da cera più alte al mondo! Possono infatti raggiungere fino ai 60 metri.

Noi abbiamo scelto di andare al primo turno alle 6 del mattino del 1 gennaio sperando che tutti dormissero post festa di Capodanno e ha funzionato! Siamo arrivati al Parco ed eravamo soli, perfetto per godercelo in serenità.
La camminata dura circa 4 ore per fare un tour ad anello. Devi sapere però che le palme si trovano solo nella prima parte del percorso, mentre facendo il giro ad anello il paesaggio cambia totalmente (comunque molto bello) e uscendo, ti viene richiesto di pagare un altro ticket, perché attraversi una proprietà privata.
Molto popolare a Salento è fare un tour del caffè che noi abbiamo saltato in quanto saremmo stati da lì a poco a fare un volontariato proprio in una fattoria in cui si produce anche caffè, quindi abbiamo pensato di imparare il processo direttamente con la pratica 🙂
La cattedrale di sale di Zipaquira
Abbiamo esitato prima di andare a Zipaquira perché il costo di ingresso era abbastanza considerevole, ma soprattutto avevamo paura fosse una pacchianata 🙂
E invece è stato uno dei luoghi più potenti ed emozionanti che abbia mai visitato!
Ancora una volta siamo stati fortunati nell’ arrivare in bassa stagione e visitare questo luogo magico con davvero pochissima gente.
La Cattedrale antica è stata ricavata all’ interno di una vasta mina di sale a partire dal 1954 ma poi chiusa nel 1992 per problemi strutturali. Riaperta successivamente al pubblico, è oggi la principale attrazione del sito al punto che l’attività di estrazione di sale è passata in secondo piano.
In realtà non si tratta solo della Cattedrale in sé ma anche del percorso che pian piano conduce 180 metri in profondità nel ventre della terra attraverso 14 tappe della Via Crucis. Giochi di luce che illuminano le installazioni (tutto rigorosamente ricavato da blocchi di sale) accompagnati da musica, accompagnano il visitatore in questa lenta discesa.
Personalmente ho sentito una forte emozione, soprattutto percorrendo le prime tappe, trovandomi in lacrime di fronte ad una croce ascoltando in sottofondo la canzone Ave Maria.
Il cuore della Cattedrale è immenso, quasi 400 metri di lunghezza e un crocefisso di 16 metri che si staglia sopra l’altare maggiore.

Abbiamo trascorso più di 4 ore immersi in questo luogo magico. Per noi è senza dubbio una delle cose da vedere in Colombia. QUI trovi tutte le info per organizzare la tua visita.
Laguna Guatavita e la leggenda del El Dorado
Il nostro amico Alberto ci aveva consigliato di visitare questa laguna dove lui stesso era stato anni prima durante la sua permanenza in Colombia.
Matteo se l’ era appuntato tra le cose da fare in Colombia e, nonostante le informazioni sul come arrivare a Guatavita in autonomia fossero scarse, non abbiamo desistito.
Dopo una serie di bus fino a Sesquile, decidiamo di avviarci a piedi con gli zaini speranzosi che passasse un bus locale. Di bus neanche l’ombra, però per fortuna si ferma Sergio, un signore molto gentile che ci offre un passaggio risparmiandoci circa 5 km.
Camminiamo comunque ancora per un paio di chilometri e, una volta giunti alla biglietteria, scopriamo che non si può entrare con gli zaini e neppure con nessun tipo di alimento perché il Parco è area protetta.
La guida di un gruppo arrivato in quel momento ci offre di lasciare gli zaini e cibo nel loro van, lo stesso che a termine visita ci offrirà anche un passaggio per il rientro. Che fortuna!
L’ accesso al parco è possibile solo tramite tour guidato. All’ inizio siamo un po’ scocciati perché non siamo amanti dei tour, ma alla fine siamo stati molto felici perché la nostra guida Juan Sebastian era davvero brava e così abbiamo potuto scoprire non solo la leggenda del El Dorado ma anche un sacco di informazioni sull’ambiente e piante del Paramo, ecosistema montano situato intorno ai 3000 metri slm. Il paramo ha una gran valenza a livello di biodiversità e come fonte di acqua. In Colombia infatti origina l’85% dell’acqua potabile del paese.
La guida ci racconta che i conquistadores spagnoli credevano che in questa laguna ci fosse molto oro quindi nel 1500 cominciarono a scavare.
Secondo la leggenda il futuro cacique (capo tribù) per ricevere questa investitura doveva affrontare 9 anni di apprendistato al termine dei quali lo attendevano 3 giorni con una serie di prove di coraggio. Superate le prove di iniziazione, veniva cosparso di una mistura di miele, piante e polvere d’oro. Solo la mattina seguente poteva buttarsi nelle acque della laguna a rappresentare la fecondazione del Dio Sole nel grembo di Madre Terra.
Pare che il luccichio dell’ oro nell’acqua che brillava con la luce del sole abbia attirato l’attenzione degli spagnoli.
Si resero però conto che solo un 30% era oro, mentre la maggior parte era costituito da rame, così decisero di abbandonarla.
La vista sulla laguna verde con i suoi 400 metri di diametro è impressionante, soprattutto per la roccia che si intravede sulla sponda opposta che rappresenta il ventre di Madre Terra.

Le comunità indigene Kogui
Una delle prime tappe del nostro viaggio in Colombia è stata la costa del Caribe con la speranza di trovare un po’ di mare.
Il mare sicuramente c’è, peccato che non abbia nulla a che vedere con i Caraibi che ci immaginiamo. A dire il vero Palomino ha un fiume molto bello dove potersi rilassare sulla spiaggia. Il mare invece è Oceano Pacifico con grandi onde e acqua tendente al marrone, non proprio il nostro genere.
Alle spalle di Palomino però si trova la Sierra Nevada, montagne dove ancora oggi vivono popoli indigeni Kogui, una delle etnie più “pure” in quanto non si sono mescolati con gli europei.
In passato erano soliti scendere in spiaggia per raccogliere conchiglie e materiale per la propria artesania e poi per fare commercio. Oggi ci raccontano essere un po’ emarginati e scendono solo per scambiare ciò che coltivano con beni di prima necessità.
Sulle indicazioni di un ragazzo conosciuto in ostello ci avventuriamo a piedi nella speranza di poter visitare uno dei villaggi Kogui della Sierra Nevada, a circa 2 ore di cammino dal centro di Palomino. Le altre comunità pare siano a 4 ore e più di distanza.
Il percorso non è per niente facile da trovare, proviamo a seguire tracce su Maps.me e a chiedere a tutti quelli che incontriamo sul sentiero, dalle guide che portano turisti a scendere il fiume con grossi pneumatici (una delle attività principali della zona) a indigeni che scendono o rientrano dal paese.
Chiediamo a tutti se conoscono Francisco, perché sembrerebbe si debba chiedere il suo permesso per poter accedere alla comunità. Ma di questo Francisco nessuna traccia.
Finché incontriamo un altro anziano del villaggio che ci dà il suo benestare.
Proseguiamo fino a intravedere le tipiche abitazioni circolari. Sembra però tutto disabitato. Non vogliamo addentrarci per non essere indiscreti.

Quando stiamo per abbandonare e tornare sui nostri passi ecco che appare Milena, una giovane ragazza a cui chiediamo come poter accedere al fiume. Ci offre di passare dal suo terreno.
Dopo un bagnetto rinfrescante al fiume risaliamo e ci fermiamo a parlare con lei che ci racconta un po’ di come vivono, senza elettricità solo col supporto di mini pannelli solari con cui ricaricano il cellulare e torce per la notte.
Si mantengono grazie all’artigianato e offrendo servizi ai turisti, come cerimonie del cacao o spettacoli di danza.
Grati per essere riusciti anche solo per poco ad accedere a questo mondo e cultura così lontana da noi, rientriamo al paese. Il mare e la costa sono stati una delusione ma se non altro questa giornata è valsa la gioia di questa tappa al nord.
Il Parco Archeologico di San Agustin
In molte persone ci avevano parlato di San Agustin come di un luogo molto potente energeticamente. Dopo la prima settimana di lavoro nella finca che ci ospitava, ci siamo presi un giorno libero per andare a visitare il parco archeologico, la principale attrazione della zona.
Il Parco Archeologico aperto dal 1937 è oggi Patrimonio dell’Umanità UNESCO grazie alla sua necropoli che è la più estesa del continente americano.
Gli scavi sono iniziati a inizio ‘900 grazie ai quali sono state rinvenute ben 500 statue rappresentanti figure antropomorfe scolpite dalla civilizzazione Agustiniana che abitava questa valle circa 5000 anni fa.
Non si hanno notizie di questa civilizzazione, né si conoscono la causa della loro scomparsa.
Certo è che questi reperti sono super affascinanti e a me ricordano moltissimo le statue stele della mia terra, la Lunigiana.

Camminiamo per il sentiero attraverso il bosco delle statue per poi accorgerci che vi sono anche altre aree archeologiche (Mesitas) dove si possono ammirare grossi complessi funerari risalenti al 1-900 DC, oltre che la Fuente Ceremonial del Lavapatas.
Rimaniamo immersi nel Parco per ben 5 ore senza neppure accorgercene, una vera meraviglia super raccomandata se capitate in questa zona della Colombia.
Santuario de Las Lajas
Poche settimane prima di partire per questo viaggio il “caso” ha voluto che incontrassimo un parroco colombiano durante una visita alla Pieve di Romena, un luogo a noi caro in provincia di Arezzo dove torniamo spesso.
Don Emilio ci aveva parlato del Santuario de Las Lajas con gli occhi che brillavano e così lo abbiamo annotato tra le cose da vedere in Colombia.
Las Lajas è un santuario cattolico di origine neo-gotica e negli ultimi secoli è diventato un luogo di pellegrinaggio e turismo.
La storia dell’apparizione della “virgen de las lajas” ci è parsa da subito molto interessante tant’è che con curiosità ci siamo spinti fino al confine con l’Ecuador per ascoltare e ascoltarci.
Il Santuario de Las Lajas si trova a circa 7 km da Ipiales, l’ultimo paese colombiano prima della frontiera via terra con l’Ecuador.
Ci fermiamo due notti dormendo nella Casa di preghiera. Purtroppo il meteo non è dei migliori e fa freddissimo ma il sito è davvero impressionante.
Il santuario è infatti situato all’interno di un canyon e circondato da una natura potente.

A Las Lajas abbiamo visto molte persone chiedere e credere con il cuore, inginocchiarsi in attesa di un miracolo. Abbiamo sentito entrambi vibrazioni ed energie molto forti, come spesso accade quando visitiamo luoghi di culto, a prescindere che siano cattolici, buddhisti o di altri culti.
In molti ci chiedono se siamo cattolici perché andiamo in Chiesa e a volte pure a messa. La verità è che a noi non piace definirci perché ciò che coltiviamo e pratichiamo è spiritualità e fede. Alcuni chiamano l’oggetto di questo credere Dio, altri Buddha, Allah, Universo, Grande Mistero, Pachamama.
Non importa quale nome gli si voglia dare perché l’essenza rimane la stessa e la si può trovare proprio in quell’energia che abbiamo sentito a Las Lajas, come in tanti altri luoghi del mondo, da Montserrat a La Verna, dai templi induisti al Bodhi Tree (l’albero dell’illuminazione del Buddha), fino ad Uluru nel cuore dell’Australia.
In tre mesi di viaggio in Colombia in realtà abbiamo visitato anche tanti altri luoghi che qui non abbiamo approfondito ma che comunque vale la pena visitare come Cartagena, sebbene molto turistico il quartiere di Getsemani con i suoi colori e murales è davvero carino; Guatapé, non solo per la meravigliosa vista dalla Piedra del Peñol, ma anche per il centro del paese che è tranquillo soprattutto la sera quando si svuota dai turisti giornalieri; Villa de Leiva e le sue 9 lagune chiamate Pozos Azules; Cali, la città della salsa, se sei amante del ballo; Mocoa, l’ingresso dell’Amazzonia colombiana.
A nostro avviso vi sono poi alcune località decisamente sovrastimate come Minca, paesino a pochi chilometri da Santa Marta popolare per le sue cascate; Palomino, piccolo centro tranquillo con una vibe hippie; Popayan, pubblicizzata come la città bianca ma che non ci è sembrata nulla di imperdibile. Ovviamente tutto è soggettivo e dipende non solo dagli interessi ma anche dalle esperienze vissute in ciascun luogo 🙂
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