Perché viaggi?
Una domanda apparentemente molto semplice a cui tutti potremmo rispondere istintivamente “per scoprire nuovi luoghi e culture differenti dalla nostra”, come se viaggiare fosse solo una questione di curiosità. C’è chi riconosce la causa nel wanderlust, ovvero una predisposizione genetica che ci spinge verso l’ignoto, ricercando nel viaggio la nostra felicità.
Ma se ti chiedi quali sono le tue vere motivazioni di viaggio, potresti trovare altre diverse risposte che possono variare a seconda della fase della vita che stai vivendo.
Esistono diverse motivazioni di viaggio: c’è chi parte per dimenticare un dispiacere (spesso la fine di una relazione), oppure per fare chiarezza nella propria vita e capire a che punto si è e dove si vuole andare, o ancora chi vuole mettersi alla prova e dimostrare a se stesso di potercela fare (come spesso accade quando si decide di viaggiare in solitaria).
Queste sono solo alcune delle motivazioni di viaggio trasformativo e sono sicura che ognuno di noi, prima o dopo, si sia ritrovato ad organizzare un viaggio con la speranza di trovare risposte a questi bisogni.
Come ben sai il viaggio ha il potere di modificare la visione che abbiamo del mondo e di noi stessi, ma solo negli ultimi anni si è affermata la consapevolezza del viaggio come mezzo di trasformazione, dando vita ad un nuovo trend chiamato appunto turismo trasformativo.
Cosa significa fare un viaggio trasformativo?
Il Transformational Travel Council lo definisce come “esperienze che spronano le persone a intraprendere cambiamenti significativi e duraturi nelle proprie vite”.
Il viaggio dunque non termina in destinazione ma bensì a casa, dove il viaggiatore porta avanti il suo cammino di trasformazione apportando cambiamenti nella propria quotidianità.
Questo non significa necessariamente stravolgere la propria vita, a volte si tratta di piccoli cambiamenti per esempio legati al proprio stile di vita, alle abitudini di consumo, alle relazioni.
Qual è quindi la novità del turismo trasformativo? Che ora c’è una consapevolezza sia nel viaggiatore che parte con una motivazione di viaggio ben precisa di trasformare qualcosa, sia nella destinazione che lo accoglie e, nello specifico, negli operatori che creano delle esperienze che abbiano la capacità di stimolare questa trasformazione accompagnando il viaggiatore ben oltre la semplice scoperta di un territorio.

Quali sono le motivazioni di un viaggio trasformativo?
Come spiego sempre nei corsi di formazione che tengo per destinazioni e operatori turistici le motivazioni possono essere di varia natura, prima fra tutte la riflessione sulle proprie relazioni inteso come stato sentimentale, qualunque esso sia.
Quante volte siamo partiti in viaggio per “guarire” da una delusione d’amore, o nella speranza di trovare l’amore o ancora per capire cosa vogliamo dalla nostra relazione di coppia?
A me è capitato ben due volte, la prima durante il mio viaggio a Bali e poi con il viaggio a piedi lungo la Via Micaelica, in cui mi sono interrogata proprio su questo argomento per fare chiarezza sui miei sentimenti.
Un’altra motivazione sempre crescente è legata alla sostenibilità, un tema che sta (per fortuna mi vien da dire) attirando sempre più attenzione. Sempre più persone decidono infatti di intraprendere un viaggio trasformativo che li porti ad approfondire l’argomento con l’intenzione di modificare le proprie abitudini e anche comportamento di acquisto diventando non solo turisti ma anche consumatori più sostenibili e responsabili.
A me è successo più di una volta di vivere esperienze in viaggio che mi facessero riflettere sul mio impatto sul pianeta spingendomi a modificare alcune abitudini per esempio riducendo il consumo energetico e idrico e l’utilizzo della plastica. Mi è capitato per esempio in Borneo durante una visita al centro di conservazione su Libaran Island dove mi sono trovata faccia a faccia con la dura realtà della plastica e, in generale dei rifiuti, che si riversano ogni giorno su migliaia di spiagge in tutto il mondo, lasciandomi letteralmente senza parole.

C’è invece chi parte per migliorare il proprio benessere psico-fisico. Avrete notato la crescente offerta di retreat di yoga, detox digitale o alimentare e così via.
Ci sono destinazioni come ad esempio Bali o Ibiza che si sono riconvertite da mete vacanza mare e divertimento a veri paradisi del benessere e detox (a mio parere a volte il marketing è andato oltre al reale valore del prodotto, ma questo è un altro discorso 😊).
Un’altra motivazione sempre crescente è il desiderio di avere un impatto positivo prendendo parte a dei progetti di volontariato.
Mi sento però di dire che in questo caso è bene informarsi bene sul tipo di associazione che organizza e se possibile provare a contattare direttamente operatori locali, visto che molti dei programmi di volontariato che si trovano online chiedono soldi (e neppure pochi) a chi partecipa e questo per me è incomprensibile.
Vi sono poi altri modi di contribuire attivamente visitando e supportando progetti di sviluppo sociale ed economico, come mi è capitato di vedere più volte durante i miei viaggi per esempio in Thailandia e India rivolti alla emancipazione femminile nelle campagne o in Borneo dove ho conosciuto un interessante progetto di ecoturismo di comunità.

Non per ultima è poi la necessità di riflettere e migliorare la propria gestione del tempo, in particolare il rapporto famiglia/lavoro, rivalutando i propri stili di vita e priorità.
Il momento stesso in cui ci si mette in viaggio si decide di dedicarci del tempo ed è già quindi un grande passo per persone in carriera solite dedicare gran parte della propria vita al lavoro.
Per far sì però che questo tempo sia limitato alle due settimane canoniche di “vacanze” all’anno è importante riflettere su come gestire il proprio rapporto col lavoro.
Lo dico per esperienza venendo da una famiglia di gran lavoratori che ha purtroppo spesso “trascurato” questo aspetto ed avendo provato sulla mia pelle esperienze lavorative imprenditoriali che mi hanno assorbita totalmente, non lasciandomi un briciolo di tempo per pensare a me e ai miei cari.
Ecco che un viaggio può diventare un mezzo con cui venire a contatto con realtà in cui lo stile di vita locale e il rapporto casa/lavoro è equilibrato offrendoci spunti interessanti di riflessione.
Come fare a scegliere un viaggio trasformativo?
Ognuno di noi ha diverse esigenze e motivazioni per intraprendere un viaggio trasformativo quindi non è semplice stilare una lista esaustiva perché, proprio per la specificità dell’intento, questo tipo di viaggi vengono creati “su misura” personalizzandoli in base alle richieste.
E’ quindi importante che per prima cosa tu possa chiarire quali sono le tue motivazioni di viaggio, cosa hai intenzione di cambiare, in modo da scegliere delle attività ed esperienze che ti aiutino a riflettere.
In seguito puoi valutare se è un viaggio che vuoi intraprendere in autonomia, per esempio un cammino in solitaria, oppure un viaggio in gruppo, in cui anche l’interazione con altre persone e il supporto di un accompagnatore che abbia il ruolo anche di mediatore possano stimolare l’evoluzione.
E’ infatti spesso grazie al confronto con altre persone riesci a capire determinati tuoi comportamenti, oltre al fatto che condividere con altri viaggiatori che stanno intraprendendo lo stesso percorso è senza dubbio un grande stimolo e punto di appoggio.
In fondo capita spesso proprio in viaggio di trovarsi in sintonia e conversare di argomenti profondi e intimi con degli sconosciuti sentendosi per qualche motivo come se ci si conoscesse da una vita e a proprio agio, mentre magari delle stesse cose si fa fatica a parlarne con persone a noi care.
Ti sei mai chiesto perché?
A me è capitato varie volte nei miei viaggi, come descrivo anche nel mio articolo “racconti di viaggi trasformativi”. La risposta che mi sono data è che è più semplice aprirsi con uno sconosciuto perché non si ha nulla da perdere, nella maggior parte dei casi non lo si vedrà mai più quindi è un po’ come confidare un segreto ad una bottiglia che si getta nell’oceano. Allo stesso tempo ci si sente accolti senza giudizio e questo è ciò che spesso ci previene dal condividere con persone a noi vicine.
Vuoi fare un viaggio trasformativo?
Ti invito per prima cosa a farti queste domande essendo sincero con te stesso e seriamente intenzionato a mantenere la promessa fatta di attuare quel cambiamento una volta rientrati a casa.
Se vuoi consigli o consulenza su come organizzare un viaggio trasformativo contattaci, saremo felice di aiutarti!
Simona
“I think you travel to search and you come back home to find yourself there.”
―Chimamanda Ngozi Adichie
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